Associazioni di idee: che cosa sono e quali regole seguono?

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*Aggiornamento 2025*

Le associazioni di idee sono uno strumento potente per stimolare la creatività e comprendere il funzionamento del pensiero umano. Nel mio lavoro di copywriter, mi capita spesso di riflettere su come la nostra mente colleghi concetti in modo spontaneo, influenzando la narrazione e la costruzione delle storie.

Curiosamente, questo meccanismo è alla base di un gioco che facevo con i miei figli, Leonardo e Francesco, quanto erano bambini. È uno dei giochi più semplici che esistano: il primo giocatore dice una parola e gli altri, a turno, rispondono con la prima parola che viene loro in mente, seguendo un flusso spontaneo di associazioni.

Prendendo come spunto proprio dalle risposte dei bambini, tempo fa feci un esperimento, che si è rivelato interessante anche dal punto di vista della scrittura. Ecco un esempio di come si era sviluppata una delle nostre catena di associazioni, partendo da una parola comune come “CASA”:

Casa → abitante → maglie
Rete → confine → burrone
Torrone → semifreddo → gelato
Berretta → inverno → sciarpa
Guanti → giardinaggio → verdura
Frutta → dieta → cena
Colazione → porcatine → dolci
Amaro → caffè → papà

Le associazioni che emergono possono dire molto su come funzionano il pensiero e la memoria, ma anche su come ciascuno di noi interpreta il mondo in base alle proprie esperienze. Proprio per questo le associazioni di idee sono uno strumento interessante non solo per il gioco, ma anche per la scrittura e la creatività.

Alcune considerazioni sulle nostre associazioni libere

Pur non essendo chiaramente un esperimento con valore scientifico, mi saltano subito all’occhio alcune evidenze:

  1. Non ci sono concetti astratti. Da quello che ho letto qua e là sul web, mi pare di poter dire che gli studiosi dell’età evolutiva sostengono che lo sviluppo del pensiero astratto inizia dopo gli 11 anni: i miei figli, all’epoca, erano all’interno di quel range di età, quindi, corrisponde.  Ma io? Spero che fosse l’abitudine a ragionare con loro su aspetti concreti ad aver determinato le mie risposte così poco astratte, altrimenti, se dimostro così poca fantasia. come aspirante scrittrice sono fritta.
  2. Le mie associazioni spaziano in modo più ampio, ma seguono una stretta logica, ovvero sono meno fantasiose: MAGLIE (inteso come indumento) abbinato a RETE; BURRONE a TORRONE; GELATO (inteso inizialmente come dolce) abbinato a BERRETTA; DOLCI a AMARO.
  3. Ci sono associazione più fantasiose e umorali, che seguono strettamente una logica ma più un’ispirazione: ABITANTE- MAGLIE, CONFINE-BURRONE, GIARDINAGGIO-VERDURA, DIETA-CENA, CAFFÈ-PAPÀ.
  4. Ci sono associazioni più prevedibili: CASA-ABITANTE, FRUTTA-DIETA e COLAZIONE-PORCATINE sembrano essere il frutto di un condizionamento di linguaggio o di esperienze vissute. desiderio.

Per la poco esperienza che ho, mi sembra di poter dire che i bambini hanno una fantasia molto più libera e più sono piccoli, più è libera. Noi adulti siamo molto più condizionati e condizionabili. Se ci pensiamo bene, ci aspetteremmo il contrario. Penseremmo cioè che la mente dei bambini sia più fragile, più esposta al pensiero degli adulti. Invece, forse, non è così. O per lo meno è un processo lento e progressivo.

In realtà il condizionamento inizia presto. Genitori, insegnanti, compagni di scuola, persone in genere, senza contare la pubblicità, la televisione, i cartoni animati. Anche i libri e le esperienze che abbiamo vissuto. A volte in modo positivo, ma più frequentemente in modo negativo.

Azzarderei l’ipotesi che crescendo diventiamo più logici, abbiamo uno spettro più ampio di possibilità da scegliere in quanto abbiamo vissuto un numero maggiore di esperienze, ma subiamo un condizionamento, di cui non siamo consapevoli, tale da restringere, o almeno orientare, il campo di azione della nostra fantasia. Tuttavia sarebbe opportuna l’opinione di un esperto per confermare o bocciare la mia idea.

Che cosa sono le associazioni di idee e cosa dicono gli esperti

Le associazioni di idee sono i collegamenti spontanei che la nostra mente crea tra concetti, parole o immagini. Questo processo avviene in modo automatico e dipende dall’esperienza, dalla cultura e dalla memoria individuale. Quando sentiamo una parola, il cervello attiva una rete di connessioni che porta a pensare a termini affini per significato, opposizione o contesto. È il meccanismo che ci permette di ragionare rapidamente, di comprendere metafore e di generare nuove idee, rendendolo fondamentale sia nel linguaggio quotidiano che nella creatività.

Il primo a utilizzare nei propri studi le associazioni di idee fu lo scienziato, antropologo e psicologo Francis Galton (1822-1911), che sottopose i suoi pazienti allo stesso gioco che facevo io con i miei bambini. Data una determinata parola, il paziente doveva dire la prima cosa che gli veniva in mente.

Galton ripeté l’esperimento anche su se stesso e prese nota delle proprie risposte. Dai risultati che registrò, osservò che:

  • Nel nostro pensiero c’è una grande quantità di ripetizioni;
  • C’è poca varietà nel magazzino mentale delle idee;
  • La mente è perennemente in viaggio su percorsi noti e  non conserva nella memoria le sue escursioni.

Il test delle associazioni mentali venne ripreso anche da Jung che, a differenza di Freud che lo utilizzava sui soggetti “malati”, lo utilizzò su soggetti normali. Egli, pur sostenendo che associazioni di idee avvengono in modo “straordinariamente sfuggente e variabile”, le suddivise in quattro categorie ben distinte:

  1. Associazioni per coordinazione tra concetti generici o specifici appartenenti ad una stessa categoria o simili tra loro (es. mela-pera)
  2. Associazione per subordinazione, ovvero quelle associazioni che prevedono come risposta una parte o un sottoconcetto rispetto alla parola stimolo (es. albero-faggio)
  3. Associazione per sovraordinazione, ovvero quelle associazioni che prevedono come risposta un concetto generico rispetto a una parola stimolo specifica (es. gatto-animale)
  4. Associazioni per contrasto, ovvero quelle che prevedono una risposta in contrasto alla parola stimolo (es. gioia-tristezza, pianto-riso, buono-cattivo etc)

La conclusione a cui giunge Jung è che le variazioni individuali rispetto all’enorme varietà di risposte possibili sono molto scarse in rapporto alla frequenza delle risposte comuni. Pertanto le associazioni non sono il campo di “selvaggia casualità”, ma si formano su “basi oggettive e causali, che è possibile e indispensabile indagare”.

Il test di associazioni di idee di Galton ancora oggi è considerato uno strumento valido per l’analisi del lessico soggettivo. Gli psicologi Philips Jonhson Laird e George Miller, nel loro testo Linguaggio e percezione (1976), lo valutarono come un metodo conveniente e dotato di una certa obiettività.

Le neuroscienze e le associazioni di idee

Le ricerche neuroscientifiche recenti hanno dimostrato che la creatività nasce dall’interazione di diverse aree cerebrali, non da un singolo centro del pensiero. Tra queste, la rete neurale di default, o Default Mode Network, è fondamentale per la generazione spontanea di idee. Questa rete si attiva nei momenti di riposo o quando la mente vaga, permettendo di collegare concetti apparentemente distanti tra loro.

Tuttavia, il processo creativo non si limita a una libera associazione di pensieri. Il cervello lavora in sinergia con altre due reti:

  • La rete dell’attenzione esecutiva, che aiuta a focalizzare il pensiero e a organizzare le idee.
  • La rete della salienza, che seleziona gli stimoli più rilevanti, sia interni che esterni.

L’alternanza tra queste reti permette di generare idee nuove, valutarle e strutturarle in modo coerente. Questo meccanismo è alla base della creatività in molte discipline, dalla scrittura alla risoluzione di problemi complessi.

Alcuni studi suggeriscono che attività come la meditazione o le passeggiate favoriscono le associazioni di idee, poiché inducono uno stato mentale rilassato che stimola il pensiero divergente. Un esperimento della Stanford University ha rilevato che camminare aumenta la creatività del 60% rispetto al restare seduti, segno che il movimento facilita la connessione tra concetti lontani.

Le associazioni di idee, quindi, non sono solo un esercizio mentale o un gioco per bambini, ma un elemento fondamentale per il processo creativo, con implicazioni che vanno ben oltre la scrittura.

Come sfruttare le associazioni di idee nella scrittura?

Ora che abbiamo approfondito il funzionamento delle associazioni di idee, possiamo chiederci quale sia il loro ruolo nella scrittura.

Le connessioni spontanee che il nostro cervello crea ci aiutano a muoverci in percorsi già noti, ma proprio per questo possono diventare sia un punto di forza che un limite. Da un lato, sfruttare associazioni familiari – come accade con i trope linguistici – permette di creare un terreno riconoscibile per il lettore, una sorta di zona di comfort che facilita l’immersione nel testo. Dall’altro, rimanere ancorati a schemi prevedibili può rendere la scrittura piatta o scontata.

L’equilibrio sta nel saper gestire entrambi gli aspetti. Riconoscere i percorsi mentali abituali aiuta a usarli con consapevolezza, ma anche a sovvertirli quando serve, sorprendendo il lettore con deviazioni inaspettate. Questo vale non solo nella costruzione delle frasi, ma anche nella scelta delle parole: un’associazione prevedibile può rendere un testo scorrevole e immediato, mentre una meno ovvia può evocare immagini più potenti o dare vita a effetti ironici, poetici o straniante.

Le associazioni di idee, quindi, non sono un limite, ma uno strumento da padroneggiare. Saperle controllare permette di condurre il lettore lungo un sentiero familiare… fino a un punto di svolta che lo spinga a vedere qualcosa sotto una nuova luce.

E tu? Preferisci affidarti alle associazioni spontanee o cerchi di superarle per creare qualcosa di davvero inedito?

Domande frequenti sulle associazioni di idee

Le associazioni di idee sono il processo mentale attraverso il quale un pensiero porta spontaneamente a un altro, basandosi su somiglianza, contrasto, contiguità spaziale o temporale. Questo meccanismo è fondamentale per la creatività e la formazione della memoria.

Le principali tipologie di associazioni di idee includono:

  • Associazione per somiglianza – Quando un concetto richiama un altro simile.
  • Associazione per contrasto – Quando si crea un legame tra concetti opposti.
  • Associazione per contiguità – Basata su vicinanza spaziale o temporale tra eventi o concetti.
  • Associazione per causalità – Quando un’idea richiama la sua causa o effetto.

Sigmund Freud abbandonò il metodo ipnotico perché non garantiva risultati stabili: molti pazienti non erano ipnotizzabili o ricordavano dettagli in modo distorto. Il metodo delle libere associazioni, invece, permetteva di accedere più naturalmente ai contenuti inconsci, lasciando che il paziente esprimesse pensieri spontanei senza interferenze dirette del terapeuta.

15 Comments

  • Le mie associazioni mentali sono del genere Gaspare e Zuzzurro ai tempi del Drive in, quando Zuzzurro di punto in bianco rispondeva ad una domanda di Gaspare “E’ colpa del dentifricio!” E l’altro “Ma che c’entra il buco nell’ozono col dentifricio?” [la sto sparando, purtroppo non me le ricordo e non ne trovo traccia su YouTube] Allora Zuzzurro partiva in un squinternato nonchè astruso ragionamento di associazioni di parole, idee e rumori per cui dal dentifricio si arrivano al buco dell’ozono. Nasceva come giochino da sponsorizzazione, perchè ai comici veri la pubblicità non piace, ma poi sono diventati veri e propri sketch.
    Detto ciò, non so se su di me le associazioni mentali serie funzionano 😛

  • Proprio per non auto-indirizzarmi lungo binari prestabiliti, uso l’associazione di idee in modo “non programmato”. Ovvero: se mentre penso di quel capitolo o di quel paragrafo mi viene in mente qualcos’altro, seguo l’impulso spontaneamente e vedo dove mi porta. Uno dei momenti chiave del romanzo mi è venuto in mente ascoltando una canzone di Rino Gaetano… che non c’entra una mazza! 😀

    • Hai centrato il bersaglio e per certi versi anticipi ciò che diremo nel prossimo post sull’argomento. Ovvero come l’associazione d’idee possa essere un impulso (uso la tua parola perché mi piace molto) a creare legami e connessioni mentali su argomenti che apparentemente sembrano scollegati. 🙂

  • Noi, fino a un paio di anni fa, giocavamo in questo modo durante i lunghi viaggi, per tenere distratti i bambini (di allora, perché ora che hanno 12 e 14 anni chiediamo, al contrario, di non distrarre durante la guida!), ma con una variante: decidevamo due parole completamente diverse, una da cui partire, l’altra cui arrivare, in modo che le associazioni di idee seguissero un percorso mentale che arrivasse a un preciso traguardo. per es: orologio-collina. Trovare delle concatenazioni cominciando con la parola orologio per arrivare a collina era un esercizio divertente e stimolante e venivano fuori cose davvero uniche.
    È un po’ come quando parti da una premessa, scrivendo un libro, e vuoi arrivare a quella data conclusione. Racconti la storia in modo da allacciare tutti gli eventi tra loro e, alla fine, arrivi al traguardo.

    • Non avevo mai pensato a questa variante in cui arrivo e partenza siano già stabiliti. Devo provare con i miei bambini e vedere che cosa succede. Ti chiedo una cosa: poiché hai avuto modo di giocare anche tu con i tuoi bambini, sebbene con modalità un po’ diverse, quanto ti ritrovi nell’idea di Jung che le associazioni di idee in realtà seguono percorsi non casuali ma semmai frutto di legami di causalità?

      • Non sono casuali, no, per me sono frutto di legami causali proprio come nelle categorie jungiane. Ma il bello del gioco è vedere quali catene la mente è in grado di seguire per arrivare allo scopo; spesso sono intuizioni logiche, altre volte “forzature” che però hanno un loro perché. Esempio: pane/girasole.
        Pane-cibo-frutta-albero-seme-fiore-girasole. Cibo/frutta è un’associazione alla larga, perché qualunque cosa può diventare cibo, all’occorrenza, però se so che devo arrivare a girasole provo ad avvicinarmi al concetto.

  • Io ti dirò che il tuo articolo l’ho trovato molto interessante e particolareggiato.
    Le associazioni di idee credo di usarle senza quasi rendermene conto nella quotidianità, anche proprio legate a profumi, ricordi, momenti…
    Per il tema a cui leghi il discorso, credo siano di grande aiuto per lo scrittore, fantasia o meno lascia correre il pensiero oltre i soliti schemi ed apre scenari personali non scontati. Questo rende ogni autore diverso l’uno dall’altro, questo permette sicuramente di essere riconoscibili!

    • Grazie, Nadia. Come commentava Grilloz, sarebbe interessante capire se le associazioni di idee abbiano lo stesso meccanismo della memoria.
      Anch’io penso che nella scrittura possano essere usate in modo proficuo, soprattutto se, come dici tu, aprono nuovi scenari tanto da diventare una cifra stilistica dell’autore.

  • Sono rimasta molto colpita dal bimbo a dieta, anche perchè nel mio romanzo nel quale il gioco ha un aspetto importante la scena finale è proprio la colazione di un bimbo con pane e cioccolata perchè volevo veicolare il messaggio di qualcosa di semplice, senza menate genitoriali come “no olio di palma”, scena che in realtà non mi convinceva, non tanto nel contenuto quanto nella mia elaborazione scrittoria e ho parzialmente cancellato. Questo post potrebbe aiutarmi a definire meglio il finale. Grazie.

    • Mi fa piacere che il mio post ti sia risultato utile. 🙂 Se vuoi qualche dato un più su di noi e sul nostro rapporto di amore-odio con il cibo, ti scrivo volentieri in privato (non perché siano segreti, ma perché esula un po’ dal contesto del blog). Grazie a te. 😉

  • La prima cosa che ho notato è che nel gioco fatto coi tuoi figli partite da casa e arrivate a papà, in modo quasi circolare.
    L’altro giorno chiedendo a mia figlia (5 anni) cosa fosse per lei la famiglia (in fondo è un’associazione di idee anche questa) ha risposto prontamente sicurezza (altro che i bambini non hanno concetti astratti) stupendomi non poco, sopratutto perché non era la risposta che mi sarei aspettato a non sembra provenire da qualche condizionamento.
    Credo, ma non ho i mezzi per verificarlo, che le associazioni di idee seguano il meccanismo con cui funziona la memoria, il che spiegherebbe la loro ripetitività 😉
    Interessante la seconda idea, quella cioè di sfruttare le associazioni di idee per portare il lettore dove vogliamo in modo quasi subliminale, forse difficile da applicare però, servirebbe molto studio.
    Quanto alla prima, beh, forse, se sono così scontate e ripetitive, non sono il metodo giusto da seguire per inventare 😉

    • Hai colto nel segno osservando la circolarità del gioco fatto con i miei bambini. Del resto se, come dice Jung, le associazioni di idee in un certo senso sono prevedibili o, almeno, inserite in un quadro specifico, tutto questo avrebbe ancora più senso. E’ pur vero che l’analisi di Jung si basa sull’osservazione di un unico soggetto e noi giocavamo in tre, ma è altrettanto vero che siamo tutti componenti della stessa famiglia e ci sarebbe da chiederci se non agiscano su di noi quelli che in analisi transazionale sono chiamati “miti famigliari”.
      Ancor di più questo è interessante se lo si analizza in termini di scrittura creativa perché, appunto, questa “circolarità” di pensiero può essere sfruttata positivamente se ci aiuta ad agganciare il lettore e a farlo pensare quello che vogliamo noi, mentre può essere dannosa se come autori caschiamo a nostra volta nella banalità. Un esempio può essere quello dei modi di dire. Ma di questo parleremo nella prossima puntata. 🙂

By Silvia

Silvia Algerino Copywriter

Dissennatamente amante della vita, scrivo per non piangere, rido perché non posso farne a meno.

Vivo con un marito, due figli e un gatto in una casa ai confini del mondo.

Mi occupo di scrittura: copywriting, SEO, naming e comunicazione aziendale. Non sempre nello stesso ordine.

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