24 dicembre

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– CALENDARIO DELL’AVVENTO 2016 –

natale a sante marie

di Serena Bianca De Matteis

C’era una volta, in un paese non molto lontano, un villaggio chiamato Sante Marie, che ho il sospetto si chiamasse così perché, con tutto l’aiuto che gli serviva, una Maria sola non era sufficiente.

Il villaggio era piccolo e a malapena aveva il sindaco, figurarsi un medico. Ma Nostro Signore, che pare non guardi mai di sotto, in realtà ci vede bene, e decise che lassù serviva un tuttofare che si occupasse dei cristiani e, all’occasione, anche degli animali. Così, ponderate le proprie opzioni, inviò al villaggio l’Ostetrica Condotta.

La signora ostetrica era una donna piccola e riccia, con la pelle scura e gli occhi a mandorla degli orientali. Era esperta di nascite, che si trattasse di bambini, agnelli o piante dell’orto; ma se era necessario gli animali li accoppava anche, e sapeva spennare le oche e cucire piumini per tenere caldi i letti.

Si sa che i bambini non guardano l’orologio, quando vogliono nascere; arrivano di giorno come di notte, d’estate come d’inverno. Fonti di prima mano sostengono che il fatto di cui vi racconto si sia verificato in una notte d’inverno, e che la neve fosse già alta. Tali fonti potrebbero aver aggiunto ad arte un tocco d’eroismo alla storia, ma in mancanza di altri riscontri prendiamo per buono quanto riferiscono.

Dunque c’era la neve, tanta neve, e continuava a nevicare pesante, con l’intensità di quando non c’è nient’altro da fare. In lontananza i lupi si facevano sentire, e non solo per dare aria all’ugola. Non era certo una notte in cui un santemariano dotato di senno se ne sarebbe andato a fare un passeggiata. Tuttavia ci sono lavori che vanno fatti e basta, e i lupi e la neve fanno poca differenza; così, quando arrivò la chiamata – nella forma di un povero pastore bagnato dalla testa ai piedi – la signora ostetrica si preparò per andare a fare il suo mestiere.

La donna aveva un cane del quale io, sciagurata, non ricordo il nome. Le solite fonti riportano che era un cane quadrato e robusto, non privo di un certo portamento, incrociato probabilmente con un cane da pastore di quella terra; la donna gli caricò sul dorso le sacche con i ferri, sacche fatte su misura per quella schiena canina, e si avventurò dietro di lui nella neve.

La donna camminava e camminava e il cane segnava la pista e trasportava le sacche. E attorno al collo sfoggiava una larga fascia di cuoio, fitta di acuminate punte di metallo, per ricordare ai lupi che, tutto sommato, non era proprio il primo stupido, da quelle parti.

Dopo ore di cammino nella neve, e altrettante di sudore e spinte e sangue, nacque un bambino che, forse, avrebbe dovuto aspettare la primavera.

Era gente povera, che mangiava poco e solo per grazia di Dio; la madre era sofferente, il bambino molto gracile. E, per colmare la misura, le ossa del piccolo erano storte. Di quello storto che, in altri tempi, ti segnava il destino senza possibilità d’appello.

L’ostetrica era esausta per la lunga battaglia, e il cane l’aspettava con le sacche già chiuse sulla schiena.

«Non lo possiamo lasciare così» deve aver pensato la donna; e invece di tornare a casa a lavarsi via sangue e tristezza, riprese la borsa e si rimise al lavoro. Bendò gli arti del bambino dopo averli accomodati, uno per uno, con arte accurata e sapiente che di questi tempi nessuno ricorda più; pare ci mise del tempo ma fece le cose per bene, perché era tutto e solo quello che si poteva fare.

Si dice che grazie a quell’intervento e a quelle fasce – perché le ossa dei bambini sono elastiche – il bimbo fu un po’ meno storpio dello storpio che poteva essere; di sicuro sappiamo solo che in quella casa di pastori, mezza sepolta dalla neve, qualcuno pensò che nella notte erano arrivati gli Angeli.

Uno aveva il muso nero e le spalle tozze; si era scelto una forma di cane e trasportava sacche di cuoio e medicine.
L’altro non aveva boccoli biondi e nemmeno ali bianche, che avrebbero fatto comodo su e giù per le montagne d’Abruzzo; per spostarsi usava i piedi ma aveva le mani d’oro, e con quelle mani salvò due vite e le rese entrambe meno infelici.

Possiedo di quella donna un ritratto in cornice, nel quale porta i capelli raccolti e i riccioli non si vedono. Dicono che abbiamo gli stessi capelli, e anche la stessa testa dura. E c’è dell’altro in comune tra noi, sicuramente, perché spesso mi si chiede se in quella foto sono io.

Si chiamava Gina e, oltre che mia nonna, era anche l’ostetrica condotta di Sante Marie. Da lei ho avuto in eredità, oltre al resto, un cornetto di legno; lo sapete che allora non si usavano gli stetoscopi, c’erano queste strane trombette che si appoggiavano sul pancione e dall’altra parte si posava l’orecchio. Ci ho messo attorno un nastro azzurro e mi ha portato fortuna, ne sono convinta, quando aspettavo mio figlio.

E con la neve, una madre, la notte e un bambino in fasce, non ditemi che questa – anche se non ha un finale – non è davvero una storia di Natale.

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serena_avatarSerena Bianca De Matteis

Serena Bianca De Matteis è laureata in Letteratura Francese. Ha lavorato per diverse aziende multinazionali nei settori Marketing e Vendite, e continua a farlo; però non ha ancora perso la speranza di diplomarsi a Hogwarts. Lettrice e scrittrice compulsiva, è mamma, blogger e appassionata insegnante di tecniche della narrazione. Abita alle porte di Milano con due gatte-editor e una famiglia molto, molto paziente. A luglio 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo in self-publishing: Buck: Una storia d’amore e perdono. A ottobre 2016 ha curato la pubblicazione di Buck e il Terremoto, un’antologia di racconti creata con altri venti autori. L’intero ricavato dalle vendite della raccolta viene devoluto alla Croce Rossa Italiana in favore delle vittime del terremoto in Centro Italia. Serena condivide cose da scrittori sul sito serenabiancadematteis.com, e cose da lettori su serenawrites.com.

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By Silvia

Silvia Algerino Copywriter

Dissennatamente amante della vita, scrivo per non piangere, rido perché non posso farne a meno.

Vivo con un marito, due figli e un gatto in una casa ai confini del mondo.

Mi occupo di scrittura: copywriting, SEO, naming e comunicazione aziendale. Non sempre nello stesso ordine.

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